Home > Profilo Aziendale > Storia di Agsm  
 
Le origini di Agsm e il suo sviluppo in oltre un secolo di vita sono sempre state intimamente legate al territorio ed alla storia della città, alle cui mutate esigenze, ai profondi cambiamenti e alle nuove domande, prima di quantità e poi di qualità, l’Azienda ha risposto con puntualità ed efficienza adeguandosi alla profonda accelerazione dei cambiamenti del Novecento. Ma soprattutto con un raggio d’azione molto ampio perché, diversamente dalla maggior parte delle altre municipalizzate italiane, Agsm ha riunito pressoché tutti i servizi essenziali per la vita quotidiana, entrando in ogni casa veronese, facendosi conoscere da ogni cittadino e dovendo conseguentemente affrontare una serie di progetti, impianti, impatti ambientali e soluzioni tecniche spesso dalle caratteristiche assai diverse per rispondere tanto ai bisogni più diffusi, quanto alle esigenze più particolari, quelli delle comunità montane, ad esempio, e delle zone più periferiche.
   
 
 
Pur se l’Azienda Generale Servizi Municipalizzati del Comune di Verona venne istituita ufficialmente il 24 ottobre 1931, con il primo importante raggruppamento dell’Azienda Elettrica, dell’Azienda Acquedotto e Fabbrica del Ghiaccio, dell’Azienda Gas e dell’Azienda Tramviaria, risale all’agosto del 1898 l’origine della prima Azienda Elettrica Comunale, quella che, con un’espressione colorita, potremmo definire la “costola di Adamo” dalla quale poi si sviluppò Agsm.
Per l’epoca, l’iniziativa del Comune di Verona di “dare alla città il mezzo di sopperire direttamente alle esigenze dei più importanti pubblici servizi e per cedere energia a prezzi convenienti alle piccole industrie locali” rappresentava un’autentica novità, quasi un’anticipazione sui principi della municipalizzazione che si sarebbero affermati con una legge del 1903. L’Azienda Elettrica, dunque, come pietra miliare della nostra storia. Pietra posata, almeno concettualmente, sin dal 1700 quando Scipione Maffei concepì per primo l’idea di derivare l’acqua del fiume Adige in un apposito canale per alimentare lo sviluppo produttivo della città. In realtà (come spesso accade anche ai giorni nostri quando la realizzazione di importanti opere pubbliche deve subire lente maturazioni e meditate consapevolezze) solo nella seduta straordinaria del 26-27 febbraio 1879 il Consiglio comunale deliberò la costruzione del canale industriale che partiva dalla diga del Chievo, e venne dedicato all’allora sindaco Giulio Camuzzoni che, testimoniano gli antichi documenti, “con tenace perseveranza e impareggiabile energia, si adoperò per tradurre il pensiero in realtà”.
Va ricordato che la formula studiata per i finanziamenti dell’opera, rappresentò un’assoluta avanguardia per quei tempi, prevedendo la partecipazione sia del capitale pubblico sia di quello privato, precorrendo di quasi un secolo analoghe iniziative contemporanee.
 
 
Pochi anni dopo, sul finire dell’Ottocento, iniziarono gli studi per la rete di distribuzione di energia elettrica necessaria ad alimentare la pubblica illuminazione, il tramway e la rete per distribuire la forza motrice occorrente alle industrie.
La costruzione della diga del Chievo, nel 1923, e della prima centrale di Tombetta, dove il canale Camuzzoni confluiva portando energia idraulica convertita poi in preziosa energia elettrica, rappresentò la prima tappa dello sviluppo energetico di Verona. Durante la guerra, con la città che operosamente cercava di medicare le profonde ferite inferte dal conflitto bellico (va ricordata, in proposito, l’estrema vicinanza in linea d’aria della Centrale di Tombetta alla stazione ferroviaria di Porta Nuova che costituiva un importante obiettivo strategico per i bombardamenti aerei), Verona, che contava ormai su una solida Azienda municipalizzata multiservizi, subì la distruzione della sua centrale idroelettrica di Tombetta, alimentata dal Canale Camuzzoni.
La ricostruzione dell’impianto iniziò subito, sin dal 1946, cogliendo l’occasione di un sensibile potenziamento per rispondere sempre e meglio alle nuove esigenze della città. In questa centrale l’acqua, con un salto di 11 metri, l’acqua alimenta sette turboalternatori. Si tratta di un impianto ad acqua fluente che assicura la produzione continua di energia, a differenza della centrale di Ala, vicino a Rovereto, dove invece l’acqua viene accumulata in un serbatoio artificiale (Speccheri) per poi essere rilasciata nei momenti di effettiva richiesta di energia. La nuova centrale di Ala, costruita nel 1957, si rese necessaria perché Tombetta non garantiva ad Agsm l’autosufficienza energetica. Tant’è vero che nel 1952, in piena ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, la domanda di energia era superiore alla disponibilità. Le cifre aiutano a capire meglio: solo in sei anni (dal 1952 al 1958) la richiesta di energia a Verona raddoppiò letteralmente e salì a 10 milioni di kilowattora.
Per questi motivi, a Raossi di Vallarsa (Rovereto), a 800 metri d’altezza, Agsm inaugurò nel 1958 un bacino artificiale e una diga di cemento alta 156 metri. La diga più grande d’Italia, è “rastremata”, vale a dire che lo spessore delle fondamenta è molto più largo (16 metri) di quello della parte più alta (2,5 metri). In questo lago artificiale la cui capienza è di oltre 10 milioni di metri cubi, vengono raccolte parte delle acque del fiume Leno provenienti dal Pasubio e dalle Piccole Dolomiti del gruppo del Carega. L’acqua viene poi immessa in una galleria a pressione che collega la Vallarsa alla Vallagarina e da lì fatta scendere a valle in una condotta forzata con un salto di circa 650 metri alla centrale idroelettrica di Ala. Qui, nella centrale di Maso Corona, la forza dell’acqua (la cui velocità raggiunge i 380 km orari) muove quattro turbine. Ogni turbina assorbe due metri cubi d’acqua al secondo con uno sviluppo di 11 mila kilowattora di potenza. Nella centrale funzionano tre gruppi che sviluppano complessivamente 44 mila kilowattora.
 
 
Negli anni del boom economico, dal 1958 al 1964, si registrò un altro raddoppio e la domanda lievitò da 11 a 200 milioni di kilowattora, imponendo ad Agsm la sollecita ricerca di nuove fonti energetiche. Ricerca ampiamente giustificata visto che nel successivo periodo compreso fra il 1964 e il 1972, la domanda crebbe ancora verticalmente, toccando la vetta di 300 milioni di kilowattora. A queste nuove esigenze Agsm rispose con la centrale termoelettrica di Ponti sul Mincio, vicino a Peschiera del Garda, completata nel 1966, potenziata nel 1983 e nel 2003 ed attualmente caratterizzata da una potenza di 380 megawatt con una produzione di oltre un miliardo e mezzo di kilowattora in un anno per fornire energia a Verona (45%), Brescia (45%), Rovereto (5%) e Vicenza (5%). Da questo impianto le utenze Agsm ricavano il 60 per cento del fabbisogno energetico. Un altro 25 per cento viene soddisfatto dalle centrali idroelettriche e il restante 15 per cento dall’energia prodotta in cogenerazione, nei cinque impianti di teleriscaldamento cittadino, più avanti illustrati.
Al 1984 risale la costruzione della centrale fotovoltaica Zambelli, in località Cerro Veronese. Questo impianto-pilota, finanziato dalla Cee e realizzato in collaborazione con l’Enea, ha consentito lo sviluppo di interessanti tecnologie innovative per la diffusione dell’utilizzo dell’energia solare.
Ricerca che negli anni successivi (1988 e 1989) ha visto Agsm impegnata in altri due impianti ad alta quota presso il rifugio Biasi al Bicchiere, vicino a Vipiteno, a 3.200 metri di quota, e il rifugio Val Martello, a 2610 metri, dal quale il panorama si stende sulla lussureggiante vallata racchiusa nel Parco Nazionale dello Stelvio. Un altro determinante contributo allo sviluppo energetico iniziò nel 1974 con la costruzione della prima centrale di cogenerazione e teleriscaldamento, in località Forte Procolo, alla quale seguirono le altre quattro centrali di Golosine (1984), Borgo Venezia (1987), Centrocittà di Basso Acquar (1989) e infine Borgo Trento (1994). La produzione centralizzata di energia e calore permette un risparmio annuo di quasi 20 mila tonnellate equivalenti di petrolio, preservando l’ambiente dalle emissioni relative alla loro combustione.
 
 
Un altro sensibile contributo alla tutela dell’ecosistema arriva dalla depurazione delle acque. Il “ciclo delle acque” gestito da Agsm si conclude infatti nel depuratore “Città di Verona” dove ogni giorno vengono trattati 90 mila metri cubi di reflui, con la produzione di oltre 50 tonnellate di fanghi, vale a dire il concentrato inquinante sottratto alle acque veronesi e al fiume Adige grazie al ciclo depurativo. Analoga funzione è assicurata dal termovalorizzatore di Cà del Bue (il cui funzionamento ha permesso di smaltire nel 2003 una media di 250 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani, corrispondenti all’intera produzione della città) e che in un prossimo futuro, una volta entrato a pieno regime, sarà in grado di raddoppiare i quantitativi trattati, trasformando i rifiuti in energia con un risparmio di circa 25 mila tonnellate equivalenti di petrolio e preservando le falde dalla contaminazione delle discariche.

Dal primo gennaio 2008 tutti i Clienti Agsm vengono forniti e seguiti da una sola società di vendita: Agsm Energia.