Picasso a Verona grazie ad Agsm

11 ottobre 2016/ 1 0

Dal 15 ottobre, ad Amo Arena Museo Opera, palazzo Forti di Verona sono visibili più di 90 opere di Pablo Picasso. Fino al 12 marzo sarà possibile vedere un’opera per ogni anno della vita del pittore nell’arco temporale che va dal 1906 fino all’inizio degli anni ‘70.  Questa la novità assoluta della grande mostra che, dopo anni dall’ultima retrospettiva milanese dedicata al più ecclettico degli artisti del Novecento, vede il ritorno per la prima volta in Italia 91 opere tra le quali Nudo seduto (da Les Demoiselles d’Avignon del 1907), Il Bacio (la piccola e struggente tela del 1931) e La Femme qui pleure e il Portrait de Marie-Thérèse entrambe del 1937, solo per citare alcuni dei capolavori tra i molti concessi in prestito dal Musée national Picasso – Parigi.

Opere di pittura, scultura e arti grafiche creano un percorso capace di raccontare la metamorfosi a cui l’artista sottopone la rappresentazione del corpo umano, mentre la sua arte attraversa le fasi del pre-cubismo, del Cubismo, l’età Classica e il Surrealismo, fino a giungere agli anni del dopoguerra, superando le barriere e le categorie di “ritratto” e “scena di genere” per giungere sempre a un nuovo concetto di “figura”: quella che rese Picasso costruttore e distruttore al tempo stesso di un’arte solo sua, dal fascino inesauribile.

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Il viaggio nel processo creativo picassiano attraverso le sei sezioni di mostra porta a scoprire il perché delle produzioni in serie e del riprendere sempre lo stesso soggetto, per riprodurlo nel corso degli anni (e cavalcando le diverse epoche e stili) al fine di raccontare quanto fosse ossessivo per lui il ripetersi, nelle proprie creazioni, della figura umana e dei ritratti.

Tra foto e filmati d’epoca che accompagnano il visitatore alla scoperta del vissuto dell’artista, la mostra abbraccia l’arco temporale della sua produzione che va dal 1907 fino agli anni ‘70 e racconta – oltre all’entourage intellettuale e letterario e agli studi sul movimento che accompagneranno tutto il suo vissuto – anche la ricerca durante il primo dopoguerra di un nuovo primitivismo attraverso il disegno infantile, le fonti preistoriche e quel desiderio di liberarsi dalle forme che durerà fino agli anni ‘40.