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Tilos

L’isola energeticamente indipendente

Ci vivono poco più di 500 abitanti, oltre ai 13 mila turisti. E si trova in Grecia. E’ Tilos la prima isola del mar Mediterraneo energeticamente indipendente e grazie alle sole fonti rinnovabili. Entro fine mese infatti sarà in grado di raggiungere l’indipendenza energetica, riuscendo in pratica a produrre tutta l’energia che serve all’isola con il fotovoltaico e l’eolico. Tilos è stata scelta due anni fa dall’istituto di educazione tecnologica del Pireo per partecipare al programma Horizon 2020,

Tilos

che prevede appunto l’indipendenza energetica grazie all’auto produzione da sole fonti pulite. A Tilos è andato un finanziamento di 15 milioni di euro, dei quali 11 da fondi europei e 4 milioni da parte di investitori privati. Il gruppo Eunice Energy, pioniere greco delle rinnovabili, ha fornito un impianto eolico e dei pannelli fotovoltaici per un milione di euro, nonostante la crisi economica che ha schiacciato la Grecia. Ogni anno il Governo spende 700 milioni di euro per l’elettrificazione delle isole greche. Puntando sulle rinnovabili la Grecia potrebbe ottenere importanti economie.

I pannelli solari installati hanno una capacità massima di 400 KW e l’impianto eolico installato di fronte alla Turchia ha una potenza di 800 KW. In questi giorni sono state installate delle batterie che permettono lo stoccaggio dell’energia. Sia l’installazione degli impianti fotovoltaici sia quella delle turbine eoliche non hanno visto proteste da parte dei residenti, diversamente da quanto accaduto in altre regioni della Grecia. In passato l’energia a Tilos arrivava tramite un cavo sottomarino che la collegava a Kos che non garantiva sempre una continuità di servizio. Da settembre i nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile permetteranno di coprire l’85 per cento del fabbisogno dell’isola. E questo contribuirà ad attirare, è l’auspicio, un turismo di qualità.

L’isola di Tilos è 65 chilometri quadrati. Fa parte dell’arcipelago del Dodecaneso, a sud est del mar Egeo, poco lontano dalle coste della Turchia. Dal 2006 l’isola è stata dichiarata parco naturale e iscritta nella rete europea di protezione dell’ambiente Natura 2000.

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La seconda vita delle centrali nucleari

Può una centrale nucleare (per la verità mai entrata in funzione) diventare un parco dei divertimenti? E’ accaduto a Wunderland Kalkar, a nord di Düsseldorf , in Germania, quasi al confine con l’Olanda, dove nel 1995 l’imprenditore olandese Hennie van der Most, specializzato nel recupero di aree dismesse, decise di acquistare una ex centrale nucleare, la Schneller Brueter –(appunto mai entrata in funzione quindi non ha mai ospitato materiale o scorie radioattive) per trasformarla in un luogo che riscattasse il ricordo minaccioso del sito.
Nacque un vero e proprio paradiso per bambini: il Hennie van der Most
La torre di raffreddamento, decorata con una bella montagna innevata, è utilizzata per le arrampicate libere mentre al suo interno ospita una giostra. Le tubine sono edifici e i reattori camere d’albergo, ristoranti e bar ispirati all’antico Egitto o all’antico West. Nei prossimi anni, sono in cantiere l’apertura di una piscina coperta, un centro benessere, negozi e un villaggio bavarese.
La ex centrale  è oggi un “paese delle meraviglie di Kalkar” e ospita ogni anno 600 mila visitatori. Nel parco ci sono più di 40 attrazioni: montagne russe, il Flying Carvosel, una ruota panoramica, un canale navigabile oltre ai suggestivi seggiolini volanti all’interno della torre di raffreddamento.

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Un mare salato di energia

Energia dal mare, non solo grazie alla forza delle maree. Un’equipe di ingegneri e ricercatori del dipartimento di ingegneria chimica, gestionale, informatica, meccanica dell’università di Palermo, ha prodotto il primo prototipo sperimentale per la produzione di energia elettrica da acque di salina ed acqua di mare. La tecnologia utilizzata è quella dell’elettrodialisi inversa e l’energia ottenuta è quella cosiddetta “da gradienti salini”, che si origina dalla miscelazione di due soluzioni saline a diversa

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concentrazione: energia chimica che può essere convertita direttamente in una forma utilizzabile come l’energia meccanica o elettrica attraverso processi controllati. Miscelando soluzioni diversamente concentrate si genera infatti un flusso di ioni che può essere catturato e sfruttato per produrre elettricità. Il prototipo messo a punto è il primo al mondo a generare energia elettrica da salamoie di salina e acqua salmastra, riuscendo a sviluppare una potenza di quasi 1kW senza produrre alcun tipo di emissioni inquinanti nell’ambiente. Insomma, pare che presto si potrà accendere una lampadina con l’acqua di mare. L’attività è stata portata a termine con successo dai professori Giorgio Micale, Michele Ciofalo e Onofrio Scialdone, dagli ingegneri Andrea Cipollina e Alessandro Tamburini, insieme a numerosi assegnisti di ricerca, dottorandi e tesisti UniPa.
“Una stima indica in 10 terawattora anno l’energia ottenibile da gradienti salini disponibili sul solo territorio italiano”, spiega Giorgio Micale, docente di Teoria dello sviluppo dei processi chimici”, ossia una quantità analoga a quanto generato dalla fonte eolica nel 2012 in Italia. Per quanto riguarda la Sicilialo sfruttamento dei gradienti salini può consentire la produzione di energia elettrica per una quantità dell’ordine di 100 gigawattora”.

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Giro del mondo ad energia solare

Il giro del mondo con solo energia solare. L’aereo Solar Impulse ce l’ha fatta. Atterrando ad Abu Dhabi, è diventato il primo velivolo alimentato con i raggi solari a volare attorno al mondo. Pilotato dai suoi ideatori Bertrand Piccard e Andre Borschberg, Solar Impulse è decollato il 9 marzo dell’anno scorso da Abu Dhabi, con lo scopo di mostrare gli sviluppi della tecnologia pulita che ci consentono di salvare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici.

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Infatti questo aereo, che non pesa più di un’auto ma ha l’apertura alare di un Boeing 747, è completamente alimentato da 17.000 cellule solari che producono l’energia con cui funziona il suo motore elettrico. “Forse un giorno”, ha dichiarato Piccard mentre volava sopra l’Atlantico, “avremo aerei solari in grado di trasportare i passeggeri, ma lo scopo della nostra impresa non è questo. Noi vogliamo mostrare a tutti che esiste la tecnologia per far funzionare il nostro mondo con l’energia pulita e quindi fermare il riscaldamento globale”.  Per riuscire in questa avventura, Piccard e Borschberg si sono alternati alla guida, dormendo solo a brevi intervalli di 20 minuti, mangiando quello che potevano in cabina e sopportando interne giornate di solitudine, come durante la tappa da Nagoya alle Hawaii, che è durata 118 ore e ha stabilito il nuovo record per il più lungo volo ininterrotto in solitaria. L’impresa si è conclusa con l’atterraggio ad Abu Dhabi, ma in realtà è solo all’inizio: ora si tratta di raccogliere i suoi frutti.

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La Norvegia e la rivoluzione delle auto elettriche

Si potrebbe urlare all’invasione delle auto elettriche. Sì, perchè basta fare un viaggio in Norvegia per rendersi conto che nella capitale europea del petrolio stanno invertendo velocemente la rotta. Nei parcheggi sono moltissime le auto elettriche, le colonnine per la ricarica forniscono energia gratis o quasi. L’obiettivo è ambizioso, forse il più radicale al mondo. La Norvegia, ‘PetroStato’ per eccellenza in Europa, vuole arrivare nel 2025 passo dopo passo a una situazione in cui sarà consentito immatricolare solo auto, camion, minibus o autobus elettriche a emissioni zero.

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Rivoluzione nell’economia e nelle abitudini del quotidiano, tipica della cultura collettiva del ‘Grande Nord’. Addio al motore a combustione interna, senza rinunciare a un grammo di mobilità e quindi di libertà personale.

E’ un esempio che certo non cambierà i dati europei o globali delle emissioni causate dal traffico stradale, visto che lo Stato conta appena 5 milioni di abitanti, più o meno mezza Londra. Ma già oggi il 20 per cento del parco auto norvegese è costituito da vetture elettriche. Tesla tipo S, poi Nissan Leaf, la nuova Golf elettrica, la Bmw i3. Situazione speciale, quella dello Stato guidato da re Harald quinto. La Norvegia à il primo produttore di petrolio europeo, con le vendite di greggio che, nonostante la caduta del prezzo, equivalgono al 45 per cento dell’export e al 20 per cento del prodotto interno lordo. Ma la Norvegia è anche un’economia solida quanto creativa. Ha reagito al crollo del caro-petrolio diversificandosi. E intanto già produce il 90 per cento del suo fabbisogno energetico con le rinnovabili, specie grazie alle turbine mosse dai fiumi sotterranei grazie alle quali Statoil, il gigante energetico pubblico proprietario del più ricco fondo sovrano del mondo, esporta elettricità.

Sono molti gli incentivi che incoraggiano il cittadino norvegese medio a comprare un’auto elettrica, come se non bastasse la diffusa coscienza ambientale quale valore costitutivo. Chi acquista una Tesla, una Leaf, una E-Golf o qualsiasi altra auto elettrica è esentato dalle tasse sul valore dell’auto acquistata, dai costi dei parcheggi e da ogni pedaggio. Anche escludendo il risparmio regalato dalle colonnine per il ‘pieno elettrico’ gratis, parliamo di aiuti in media sui 10mila euro annui per ogni automobilista. E nel 2025 la grande svolta: immatricolazione solo per veicoli (appunto auto, minibus, bus e camion) a emissioni zero, che siano propulsi da motori elettrici o da sistemi a cellule di carburante. Così il regno vuole andare oltre gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati recentemente dal vertice sul clima di Parigi. E ancora: lo Stato spenderà almeno un miliardo di dollari per ‘bicistrade’, cioè autostrade riservate a biciclette.

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Un parco divertimenti ad energia umana

Un parco dei divertimenti che funziona senza energia elettrica? Esiste, è l’unico al mondo e si trova in Italia, nel bosco di Montello, ai piedi delle Prealpi venete e nelle vicinanze del Piave, in provincia di Treviso. In questa oasi naturalistica tra roverelle, castagni e robinia, sorge il primo parco di divertimenti realizzato interamente a mano, con materiale di recupero e che funziona ad “energia umana”.

È tra queste radure infatti che Bruno Ferrin, classe 1937, apre un’osteria, nel 1969. Tutto comincia così: un bosco di pioppi, poche tavole, salsicce e vino.

“L’idea nasce in quegli anni, quando pensai di costruire la prima altalena per i bambini che passavano di qui con le famiglie. Andai dal fabbro del paese, chiedendogli se potesse saldarmi i ganci per l’altalena. Ma lui mi rispose che non aveva tempo per quelle sciocchezze e che, se volevo, avrei dovuto arrangiarmi con la saldatrice”. Da quel momento Ferrin scopre una predilezione per le costruzioni in ferro e da autodidatta studia e inizia a costruire le prime giostre, molte delle quali ancora oggi funzionanti. In tutto sono circa 50 le attrazioni, tra altalene, scivoli, trampolini, ruote e montagne russe. Tutto azionato dalla mano dell’uomo: le giostre non utilizzano energia elettrica.

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Nascono così l’uomo vitruviano, il pendolo, la bicicletta della morte, il bob, lo scivolo a 40 metri d’altezza. Molte, evidentemente, dedicate agli adulti. Ma qui tutti ne provano almeno una. “Le idee mi vengono così. Vedo un sasso che rotola, una foglia che cade e da lì prendo lo spunto per un nuovo gioco, una nuova attrazione”. Ispirato dalla natura.

Tutte le giostre vengon prima testate e garantite da un ingegnere che ne studia i progetti. Bruno ha tutto in mente. Niente calcoli: “Non son capace” dice. Essendo tutto in ferro, qualche livido è da mettere in preventivo. “Ma non è mai successo nulla di grave” sottolinea. Anche perché ci sono protezioni e misure di sicurezza. Molte attrazioni infatti possono essere utilizzate solo sotto la supervisione di operatori dedicati. Come lo scivolo dove raggiungono velocità oltre i 100 chilometri orari. O l’ultima attrazione, ancora in costruzione, la catapulta. Qui Bruno ha voluto riprodurre l’accelerazione che si prova solo salendo su di un jet.

Il prezzo di una gita in questo parco senza energia elettrica? Tutto gratuito, a patto che cibo e bevande vengano acquistati sul posto.

Visita il sito del parco Ai Pioppi cliccando qui

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Volare grazie all’energia solare

Volare con la sola energia dei raggi solari? Si può. L’aereo solare Solar Impulse 2  sta tentando l’impresa di fare il giro del mondo sfruttando solamente la forza del sole. Per ora la missione sembra procedere a gonfie vele. Il veivolo ha completato la traversata dell’oceano Pacifico toccando terra al Moffat Airfield a Mountain View, presso San Francisco, alle 8,45 (ora italiana) del 24 aprile. L’aereo era decollato 62 ore prima dall’aeroporto di Kalaeloa, nelle Hawaii, dove si era fermato 9 mesi (293 giorni) dopo aver avuto alcuni

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problemi al sistema di batterie nel corso del tentativo di giro del mondo iniziato nel marzo 2015 da Abu Dhabi. L’aereo è equipaggiato da 17 mila celle solari e un sistema di batterie che gli permette di volare anche di notte grazie alle quali ha coperto i 3.760 chilometri di volo dalle Hawaii. Il velivolo ha un’apertura alare di oltre 63 metri, paragonabile a quella di un Boeing 747. “La maggiore difficoltà è il riposo”, ha spiegato il pilota, lo svizzero Bertrand Piccard, che non ha potuto dormire per più di 20 minuti consecutivamente durante la traversata del Pacifico. Ora il comando passerà ad André Borschberg per la traversata degli Stati Uniti. Il Solar Impulse 2 dovrebbe infatti atterrare a New York non lontano dalla Statua della libertà. L’aereo era stato danneggiato durante la traversata dal Giappone alle Hawaii, quando era rimasto in volo 5 notti e 5 giorni. Già in precedenza il Solar Impulse 2 aveva dovuto tornare indietro per il maltempo. Era decollato dall’aeroporto di Nanchino (Cina) in direzione Hawaii: un percorso di 8.175 chilometri che – secondo le previsioni – sarebbe stato coperto in 120-130 ore di volo senza scalo, ma sul Giappone aveva dovuto rinunciare e atterrare. Poi aveva ripreso la rotta verso le isole del Pacifico, ma qui si è dovuto fermare 9 mesi per problemi alle batterie. Prima dell’ultimo balzo verso la California. Il Solar Impulse 2 è stato costruito dal Politecnico di Losanna. Pesa 2.300 chili ed è lungo 22,4 metri. Vola a una velocità media di 70 km orari e può arrivare a un’altitudine di 8.500 metri. La cabina di pilotaggio è grande 3,8 metri quadrati ed è monoposto. Non ha né l’aria condizionata né l’impianto di riscaldamento. L’impresa del Solar Impulse 2 ha anche lo scopo di sensibilizzare i governi sul problema del cambiamento climatico e sulle energie alternative. “Vogliamo dimostrare come sia possibile sostituire tecnologie vecchie e inquinanti con altre pulite, risparmiando energia e riducendo le emissioni di anidride carbonica”, ha detto Piccard, che nel 1999 aveva compiuto il giro del mondo in pallone con il Breitling Orbiter-3 in 19 giorni e 21 ore, senza mai fermarsi.

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Anche il WIFI produce energia

Energia dal vento, dal sole, dalle maree, dal calore della terra. E da oggi anche dal WIFI. Si chiama “Power Over Wi-Fi” ed è una nuova tecnologia che consente di estrarre energia dai segnali emessi dal WIFI. L’hanno scoperto i ricercatori della  University of Washington che hanno messo a punto un nuovo modo di estrarre energia direttamente dai segnali emessi dal router Wi-Fi, il dispositivo comunemente usato per connettersi a internet, presente in quasi tutte le abitazioni e gli uffici. Il sistema è stato recentemente incluso tra le tecnologie più innovative del 2015, stilato come ogni anno dalla rivista statunitense Popular Science.

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I dettagli del suo funzionamento, già pubblicati dalla University of Washington, sono stati di recente presentati alla conferenza CoNext 2015 a Heidelberg, in Germania.

“Abbiamo mostrato”, spiegano gli autori dello studio, “che si possono usare i dispositivi Wi-Fi per raccogliere energia e alimentare sensori di temperatura, telecamere miniaturizzate e altri gadget. Il nostro sistema funziona contemporaneamente da router Wi-Fi e sorgente di alimentazione, senza degradare la qualità del segnale wireless”. L’idea alla base della tecnologia è quella di “recuperare” i pacchetti di energia emessi dai router Wi-Fi: il problema, però, è che il router invia questi segnali con intermittenza, il che, almeno finora, rendeva difficile accumulare abbastanza potenza per alimentare altri dispositivi. Per superare questa limitazione, l’équipe della University of Washington ha messo a punto un router in grado di inviare segnali “superflui” su canali Wi-Fi inutilizzati, senza compromettere qualità e velocità di trasmissione dei dati, e dotati di microscopici sensori per immagazzinare l’energia emessa. In questo modo, gli scienziati sono riusciti ad alimentare, in modalità wireless (cioè senza necessità di cavi), una piccola telecamera posta a cinque metri di distanza dal router, fornendo abbastanza energia da scattare una fotografia ogni mezz’ora. Inoltre, il sistema è riuscito a ricaricare le batterie (dallo 0% al 41% di carica in meno di due ore e mezza) di un braccialetto elettronico, usato per monitorare e tracciare l’attività fisica di chi lo indossa. Secondo i suoi inventori, Power Over Wi-Fi potrebbe rivelarsi particolarmente utile per alimentare il cosiddetto “internet delle cose”, l’architettura che interconnette oggetti di uso quotidiano come elettrodomestici, automobili e sistemi di illuminazione. “Sebbene al momento il dispositivo consenta di accumulare energie relativamente piccole”, conclude Shyam Gollakota, un altro degli scienziati che ha lavorato al progetto, “siamo convinti che in futuro lo si potrà rendere ancora più efficiente, il che consentirà di alimentare un numero più alto di dispositivi, su distanze ancora maggiori”.

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Un mondo ad energie rinnovabili

Boom di energie rinnovabili nel mondo. Nonostante il calo del prezzo del petrolio, mai così basso negli ultimi dieci anni e la brusca fermata dell’espansione in questo campo da parte delle società europee, gli investimenti in energie rinnovabili nel mondo hanno fatto registrare nel 2015 un nuovo anno record: con una crescita globale del 4 per cento rispetto all’anno precedente, a quota 329 miliardi di dollari. Gli ultimi dodici mesi hanno fatto segnare anche un altro record: quello della capacità installata, pari a 64 gigawatt da fonte eolica e 57 gigawatt da fotovoltaico. 

rinnovabili

I Paesi che stanno investendo di più sono l’Estremo Oriente e il Sud America. La Cina guida la classifica: ben 110,5 miliardi sono stati spesi da Pechino (con un incremento del 17 per cento sul 2014) investiti soprattutto in energia solare e fotovoltaica, nel tentativo del Governo di diminuire la dipendenza dal carbone. Investimenti anche in Giappone che continua la sua politica orientata alla green economy dopo l’incidente di Fukoshima e per ovviare alla mancanza di giacimenti di idrocarburi. Ma il Paese che potrebbe dominare il mercato nei prossimi anni nel continente asiatico è l’India: nel 2014 ha fatto segnare una spesa di 10,9 milioni, con un incremento del 23 per cento.

A trainare i numeri contribuisce anche il sud America. Il Messico, ad esempio, ha speso nel 2014 più di 4 miliardi con una crescita del 114 per cento e il Cile con 3,5 miliardi di dollari di nuovi progetti pari a un incremento di investimenti pari al 157 per cento. Anche l’Africa ha confermato di essere il mercato più promettente sul lungo periodo. Soprattutto il Marocco, con 2 miliardi di investimenti rispetto al quasi nulla dell’anno precedente e con l’obiettivo di realizzare – in una provincia alle porte del Sahara – la più grande centrale solare a concentrazione del mondo. E mentre il mondo cresce, l’Europa fa registrare segnali negativi.  Nel 2015 gli investimenti sono diminuiti del 18 per cento, scendendo a 58,5 miliardi. Di questi, 23,4 miliardi provengono solo dal Regno Unito (+24%). La Germania ha ridotto gli investimenti del 42% a 10,6 miliardi, la Francia del 53% a 2,9 miliardi.

Cambi climatici

I grandi del web in campo per le rinnovabili

Sei un’azienda e vuoi investire nella ricerca di nuove forme di energia pulita? Bill Gates ed altri 27 soci – fra i quali Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e Niel – ti finanzieranno. E’ questo l’annuncio che è stato fatto nei giorni scorsi alla conferenza sul clima di Parigi  dal co-fondatore di Microsoft e ormai da anni filantropo a tempo pieno che vuole contribuire a salvare la terra dai cambiamenti climatici, a partire dal surriscaldamento degli oceani.

Cambi climatici

Bill Gates ha infatti lanciato il Breakthrough Energy Coalition, un fondo che investirà in aziende dedite alla ricerca di energie rinnovabili. Insomma un’alleanza per l’energia pulita che  vuole investire in maniera massiccia nella ricerca applicata per trovare nuove maniere di produrre energie rinnovabili: le iniezioni di miliardi di dollari avverranno nel settore dei trasporti, dell’industria, della produzione di elettricità, dell’agricoltura e dell’efficienza dei sistemi energetici.

Secondo Bill Gates né gli investimenti governativi né i capitali privati classici a tutt’oggi costituiscono un mezzo efficace per migliorare le sorti del nostro pianeta.

Breakthrough Energy Coalition intende privilegiare “le società ai primi passi che abbiano il potenziale per sviluppare energie a zero emissioni di CO2 e i Paesi che hanno sottoscritto il patto Mission Innovation”, l’impegno firmato da Francia, Stati Uniti, India, Cina, Italia ed altri quindici Paesi per raddoppiare i finanziamenti pubblici nella ricerca energetica di base nell’arco dei prossimi 5 anni.
Per noi di Agsm tutto questo non è nuovo: negli anni scorsi abbiamo istituito diversi premi di laurea per gli elaborati più brillanti sui temi delle energie rinnovabili. E non solo: abbiamo anche sostenuto un dottorato di ricerca della durata di tre anni per la valorizzazione del patrimonio legato alla produzione dell’energia idroelettrica veronese attraverso la salvaguardia della memoria storica.